Case, grotte, sassi e cisterne

2014, Matera

Pallide facciate di case e strade, incrostazioni, grotte e chiese rupestri. Le cupe tinte di una città mistica e sotterranea: quella di ovili, stalle, frantoi, caciolari, neviere, palombari e fosse granarie che l’ambiente umano rupestre ha continuamente saputo reinventare, sino ai giorni nostri.

“Ma dov’era la città? Matera non si vedeva… arrivai a una strada, che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case, e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera.
Ma di lassù dov’ero io non se ne vedeva quasi nulla, per l’eccessiva ripidezza della costa, che scendeva quasi a picco. … Di faccia c’era un monte pelato e brullo, di un brutto colore grigiastro, soltanto terra e pietre battute dal sole. La forma di quel burrone era strana, come quella di due mezzi imbuti affiancati… Questi coni rovesciati, si chiamano sassi: Sasso Caveoso e Sasso Barisano. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’inferno di Dante. E cominciai anch’io a scendere per una specie di mulattiera, di girone in girone, verso il fondo. … in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra, e tetti per quelle di sotto. … Io guardavo passando e vedevo l’interno delle grotte, che non prendono altra luce e aria se non dalla porta. … Sul pavimento stavano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali… e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini e bestie. Così vivono ventimila persone. … Continuavo a scendere verso il fondo del pozzo, verso la chiesa, e una gran folla di bambini mi seguiva… arrivati al fondo della buca , a Santa Maria de Idris, che è una bella chiesetta barocca, e alzando gli occhi vidi finalmente apparire, come un muro obliquo, tutta Matera. Di lì sembra quasi una città vera. Le facciate di tutte le grotte, che sembrano case, bianche allineate, pareva mi guardassero, coi buchi delle porte, come neri occhi.”

 

Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, EINAUDI 1945