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2004
mosca
Frammenti dalla città rossa

L'impatto con la città di Mosca è travolgente.
Le persone camminano velocemente e percorrono le scale mobili con lo sguardo chino verso terra.
Ragazze alte, magre, molto belle, portano tacchi alti e con fatica percorrono il selciato delle piazze.
I moscoviti seguono il ritmo veloce dell'occidente.
La città è in forte crescita. Cantieri ovunque.
Permangono tre tipologie di residenze:
i palazzi signorili spesso intonacati di colore verde-azzurro; i palazzi dell'epoca Staliniana, normalmente oltre i 25 piani e le case alte prefabbricate dalle finestre allineate ripetute all'infinito fino al cielo.
Ai bordi delle strade, vecchie signore chiedono l'elemosina: indossano giacche a vento dalle tinte tristi, sulla testa cuffie di lana pesante e ai piedi stivali imbottiti.
La Piazza rossa è dirompente per le architetture che vi si affacciano.
Sullo sfondo, come giocattoli, incombono le cupole di San Basilio, e il rosso amaranto predomina ovunque.

L'Hotel Cosmos è una recente costruzione, elevata in occasione delle Olimpiadi nel 1989.
La mia camera, numero 1884, è situata al 18° piano all'estremità dell'emiciclo della torre.
Oltre la vetrata panoramica è possibile scorgere le torri della televisione, l'iperbole del museo-monumento dedicato all'astronauta Yuri Gagarin e la ruota panoramica del Luna Park.
Il museo è costituito da uno strano allestimento in stile retrò.
Raccoglie alcune tute originali utilizzate durante i primi voli nello spazio ed altri cimeli d'epoca spaziale russa, tra cui il corpo imbalsamato della cagnolina Laika, primo essere vivente lanciato in orbita.
I musei di Mosca sono controllati da anziane signore che vigilano ad ogni sala, sedute in rigoroso silenzio.
Alle ore 19,00 le anziane donne si bardano dei loro indumenti ed escono frettolosamente, senza salutarsi, ognuna diretta verso la propria strada di ritorno.